Otto consigli pratici per le nuove leve del DTP

tratto da Graphic Design Blog – pubblicato il 24 Maggio 2011 – Versione Originale

I nuovi arrivati affrontano spesso seri problemi ad adattarsi ai nuovi set-up, ma è proprio durante questo processo che sprecano tempo a NON dimostrare il loro vero potenziale.

Gli otto consigli illustrati di seguito sono nati, nella versione originale dell’articolo, per essere di aiuto ai novelli graphic designers, ma data la loro estrema genericità possono essere un’ottima referenza anche per i nuovi publishers – e a voler dire tutta la verità, sono utilissimi a prescindere dal tipo di lavoro in cui siate capitati.
Per dirla breve, saranno anche trucchetti ovvi, ma non per questo cessano di essere interessanti.

№ 1 – Imparare dagli altri

Essere nuovi e relativamente inesperti nella pratica significa dover apprendere dall’esperienza dei pezzi grossi e dei colleghi. Arroganza e avventatezza non sono un buon sistema, perciò è bene osservare prima di tutto cosa fanno gli altri. Prendere intuitivamente qualche appunto e indicazione da chi frequenta da più tempo l’ambiente è la prima cosa davvero utile da fare
Una buona esperienza tecnico-pratica è il risultato della crescita progressiva del proprio bagaglio professionale, la cui causa principale sono stati molto spesso gli errori commessi. “Bruciare qualche tappa”, facendosi insegnare dai migliori, è una scorciatoia indolore per evitare almeno i più raccapriccianti.

№ 2 – Ricordare i nomi

Sebbene alcuni facciano molta fatica a ricordare i nomi, è cruciale memorizzare quelli dei vostri colleghi il più velocemente possibile. Apparire recettivi anche ad aspetti marginali del proprio lavoro garantisce quel leggero vantaggio necessario ad integrarsi velocemente nel gruppo operativo e “scomparire” dalla lista dei nuovi arrivati. Inoltre, rivolgersi a qualcuno interpellandolo con il proprio nome, piuttosto che identificarlo attraverso la mansione, è un sistema che tende a favorire la creazione di legami solidi, il che diventa vitale quando si lavora in team.

№ 3 – Chiedere

Molte volte la timidezza gioca brutti scherzi. Ad esempio, quando è necessario affrontare un problema di cui non si conosce, né si immagina affatto la soluzione. Regola d’oro in questi frangenti è quella di chiedere sempre a chiunque possa essere d’aiuto. Porre domande, a prescindere dalla propria anzianità professionale, genera una certa impressione positiva in chi è responsabile della buona riuscita del progetto; fino a prova contraria (e senza abusare dell’intelligenza altrui) è sempre meglio essere considerati inesperienti che incapaci. Anche le domande stupide possono richiedere risposte sorprendentemente complesse.

№ 4 – Gioco di squadra

Lavorare come freelancer o come interno sono due cose completamente differenti. “Essere il proprio capo” signfica ovviamente essere l’unico responsabile del proprio lavoro; ma in un contesto interno tutto il lavoro si svolge come parte di un processo complessivo, cui contribuiscono più persone e figure specifiche. Il trucco consiste nel riconoscere immediatamente lo sforzo professionale richiesto dalle determinate fasi e, quindi, fare di tutto per accorciare i tempi di coordinazione con i colleghi. Volendo ampliare il campo, anche il lavoro autonomo è dotato di necessità analoghe, soprattutto quando si tratta di calibrare i propri sforzi e ottimizzare i tempi, ad esempio delegando a terze parti alcune attività che richiedano troppo tempo o energie. Vista in quest’ottica, l’idea del “gioco di squadra” risulta essere più vicina ad uno schema organizzativo adattabile alle proprie esigenze specifiche, che non ad un processo asettico di automatizzazione del lavoro.

№ 5 – Organizzazione

Uno dei più comuni dilemmi degli ultimi arrivati è la disorganizzazione complessiva del proprio lavoro. In realtà, questa è una abilità affinabile solo attraverso un’adeguata progressione cronologica nel riconoscere e affrontare problemi quotidiani. Tuttavia, poiché sarà ovvio sin dall’inizio che molte cose si accumuleranno disordinatamente, è buona norma partire già con l’idea di dover trovare un posto per ognuna di esse. Riconoscere l’origine delle componenti principali del lavoro è un primo passo nello scegliere la loro destinazione, perciò è utilissimo identificare in primo luogo i canali attraverso cui i prodotti giungono alla vostra attenzione e cominciare ad organizzarli di conseguenza. Nel caso specifico del publisher, gli strumenti di lavoro saranno in parte materiali (cancelleria, ordini di servizio, pagine sciolte, fascicoli, fotografie, corrispondenza ecc.) e in parte virtuali (documenti di testo, immagini, layouts, pagine da stampare, ecc.); senza la predisposizione di un’adeguata gerarchia – anche arbitraria, in origine – l’ambiente di lavoro può detonare da un momento all’altro. Un utile trucchetto è quello di utlizzare parole-chiavi per indicizzare le proprie ricerche, anche manuali.

№ 6 – Fatti criticare

Il problema principale di chi comincia un nuovo lavoro è quello di sentirsi frustrato quando arrivano le critiche. L’avversione ad ogni discordanza confonde la destinazione finale della critica, cui spesso è dovuto l’impulso maggiore verso ogni miglioramento. Imparare ad ascoltare le critiche senza provare rancore o avvilimento è utile ad affinare le proprie abilità pratiche e relazionali. Ogni opinione contraria racchiude aspetti positivi che vale sempre la pena analizzare.

№ 7 – Nemici

Un’altra semplice regole per adattarsi rapidamente e positivamente ad un nuovo ambiente è quella di mostrarsi interessanti e amichevoli. Persone differenti reagiscono in modo diverso agli squilibri che un nuovo ingresso comporta ad un gruppo di lavoro affiatato. Inoltre, è bene tenere a mente che molto spesso chi entra sostituisce qualcuno che esce, ritrovandosi suo malgrado in una situazione doppiamente delicata. L’obiettivo di un cambiamento, però, è quello di apportare novità ad un ambiente saturo: è necessario divincolarsi in fretta da ogni possibile manifestazione ostile, ma senza obbligo alla dimenticanza. Ricordarsi tutto è un ottimo strumento per il ricatto emozionale. Potrebbe sembrare inopportuno e immorale, ma la moralità tende a intralciare i risultati. Contemporaneamente al tenere a bada i contrasti è sempre utile conoscere qualche alleato e stabilire con questi un rapporto positivo e rispettoso. Non è possibile prevedere quando e come sarà necessario cogliere i frutti di ciò che si è seminato.

№ 8 – Spiegazioni

Alle volte, quando si entra in un nuovo contesto, è complicato trovare il modo di esprimere le proprie idee ed opinioni. Si tratta di una reazione legittima, preferendo evitare di imbattersi in confronti involontari da cui venir fuori malconci. Tuttavia, qualunque sia la posizione che si andrà ad occupare, ad essa saranno associate problematiche pregresse che  richiederanno sin dall’inizio un punto di vista meno condizionato da stilemi radicati. La linea che divide una spiegazione da una polemica, però, è estremamente sottile e il fatto di non essere ancora conosciuti dai nuovi colleghi può indurre a valutazioni sommarie delle proprie opinioni. In special modo agli inizi, ogni idea riceverà un feedback relativo alla sua esposizione, più che la sua origine. Spiegarsi a fondo, senza tiranneggiare il tempo a disposizione, è SEMPRE il modo migliore per ottenere i risultati sperati.

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